Karma Yoga
Stavo asciugando le tazze del bar e improvvisamente un’ immagine, come un lampo, un deja-veu.
Mi sono rivista nella stessa situazione, asciugando tazze, avro’ avuto 10 o forse 12 anni.
Mia madre, rigorasamente in bianco, pulendo verdure e ripetendo mantra a shivaya.
L’inconfondibile odore dell’asa fetida, che fa bene allo stomaco, a riempire la stanza insieme all’incenso offerto a Durga.
Mia madre la chiamava karma yoga, la yoga dell’azione attraverso cui avrei purificato il mio karma. Non capivo come il semplice fatto di asciugare tazze avrebbe cancellato tutte le schifezze che eventualmente avrei fatto, non lo capivo e non lo capisco ancora.
Era un periodo felice, vivevo all’ashram.
Studiavo alla scuola inglese ed era normale, per noi bambini, giocare tra scimmie, cani randaggi e manghi in fiore.
La mia amica del cuore era una bambina di Bangalore, Shaila, figlia di un medico che prestava servizio all’ambulatorio di quello che oggi e’ un prospero paese. Non ci separavamo mai e lei mi raccontava della dote e del matrimonio che avrebbe contratto.
Anch’ io volevo una dote ed un matrimonio, quando chiesi a mia madre se mi stesse preparando un dote lei si mise a ridere dicendo che la dote migliore che poteva darmi era il vivere li….
Non sono sicura fosse la dote perfetta ma senza quella non sarei qui ad asciugare tazze in un bar lontano, quasi alla fine del mondo.
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